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lunedì 30 luglio 2012

ATTIVITÀ DI INFORMAZIONE, FORMAZIONE, ASSISTENZA E PROMOZIONE DELLA SALUTE

Quest'area di attività è estremamente articolata e variegata poiché è quella che storicamente è stata programmata e gestita in funzione delle particolari necessità del territorio nell'ottica delle autonomie locali prevista dalla legge 833/78. 
Il coordinamento tecnico interregionale sta effettuando un'attività di monitoraggio che sarà ulteriormente sviluppata nel prossimo futuro per rendere pienamente conto dei molteplici servizi resi ai cittadini in generale ma anche ai lavoratori e alle aziende.
I servizi di prevenzione delleASL effettuano visite mediche a richiesta per il rilascio di certificazioni di idoneità, ivi incluse le visite di assunzione nei casi previsti dalla legge e le visite per le procedure di ricorso avverso il giudizio di idoneità formulato dal medico competente. 
Quest'ultimo tipo di attività è in aumento mentre sono in riduzione le visite ai minori.
Quest'area è orientata alle attività di comunicazione, informazione e formazione ai cittadini lavoratori o datori di lavoro e loro associazioni, oltre che alla promozione di stili di vita salubri (contrasto ad alcool, droga e fumo),allo sviluppo del benessere organizzativo negli ambienti di lavoro ed alla formazione. 
Tali obiettivi sono perseguiti attraverso una strategia “flessibile” sviluppata sulla base del contesto regionale di riferimento.
Per quanto riguarda le attività di formazione, le competenze, attribuite alle Regioni dagli art. 10 e 11 del D.Lgs 81/08 nell'ambito della sicurezza e salute negli ambienti di lavoro, hanno comportato l'attivazione delle seguenti linee di lavoro:
Avvio dei bandi per corsi di formazione straordinaria finanziata ex art. 11, co. 7 D.Lgs. 81/08 per lavoratori, datori di lavoro di comparti a rischio, insegnanti e studenti.
Attività di formazione erogata direttamente da parte delle ASL, in collaborazione con le parti sociali ed organismi paritetici, secondo piani e progetti regionali. Importa rilevare il monte ore complessivamente erogato ed il numero delle persone coinvolte nei diversi percorsi di formazione, fattori indicativi del radicamento territoriale del SSN.
I Servizi PSAL svolgono anche azioni di controllo sull'idoneità e qualità della formazione erogata da altri soggetti formatori garantendo l'appropriatezza dei programmi rispetto alle
disposizioni legislative in materia di formazione dei lavoratori.
Il sistema di sorveglianza degli infortuni mortali sul lavoro è stato avviato nel 2002 congiuntamente dall'Ispesl, dalle Regioni e dall'Inail, anche con il sostegno del Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM - Ministero della Salute), con lo scopo di aumentare le conoscenze su questi eventi che, sebbene siano in diminuzione, sono particolarmente gravi per le loro ricadute personali, familiari, economiche e sociali. 
Una delle caratteristiche qualificanti del sistema risiede nel fatto che le informazioni sulle modalità di accadimento derivano dalle indagini effettuate direttamente sul luogo dell'evento dai tecnici della prevenzione delle ASL. 
Ciò rende l'analisi delle cause che hanno determinato questi eventi molto più ricca di contenuti utilizzabili per stabilire le necessarie azioni preventive.
Inoltre, sono stati sviluppati modelli comunicativi per la diffusione dei dati raccolti, quali il sito internet dedicato al sistema di sorveglianza e lo strumento web Informo per la ricerca e lettura di tutti gli infortuni contenuti nell'archivio.
Il Sistema di sorveglianza nazionale, oggetto di continuo miglioramento metodologico, dispone ad oggi di una banca dati pubblica composta da circa 2000 casi di infortunio mortale e grave per il quadriennio 2005-2008 (di cui 1388 mortali) con una copertura totale su scala nazionale dal 2007,nel periodo 2005-2006 erano presenti i dati di 12 regioni. 
Per il biennio 2009-2010 sono in corso i controlli di qualità sui 735 nuovi casi di infortunio caricati attualmente in archivio, inoltre sono in corso ulteriori inserimenti da parte degli operatori ASL a seguito delle inchieste condotte, al fine di diffondere pubblicamente anche questi nuovi dati.
In merito alle modalità di accadimento degli infortuni mortali presenti in archivio, le tre più ricorrenti sono:
caduta dall'alto del lavoratore (33%), caduta di gravi (27%), la variazione di marcia del veicolo/mezzo di trasporto (13%).
La caduta dall'alto accade maggiormente nel settore delle costruzioni (67%), seguito a forte distanza dall'agricoltura (10%).
Tra le cadute dall'alto emergono gli sfondamenti di coperture (26%), causati nella gran parte dei casi da assenza di protezioni o di percorsi predefiniti, seguono le cadute da ponteggi o impalcature fisse (15%), molto spesso dovute a cattivi allestimenti o al mancato utilizzo delle cinture di ancoraggio, e l'impiego improprio di scale portatili (10%).
La caduta di gravi sui lavoratori, che vede il settore delle costruzioni (49%) al primo posto e la fabbricazione di prodotti in metallo al secondo (18%), evidenzia che il problema principale per questo tipo di infortuni è legato all'errata movimentazione dei carichi(45%),
prevalentemente per errori di manovra e utilizzo di elementi non idonei (imbragature logore,macchinari adibiti ad altro uso, etc.).
La variazione di marcia del veicolo/mezzo di trasporto(ribaltamento, fuoriuscita dal percorso prestabilito, etc.) vede al primo posto l’agricoltura (54%). 
Quasi sempre si tratta di ribaltamento del trattore (61%), con conseguente schiacciamento
del lavoratore (spesso per mancato uso delle cinture di sicurezza o per l'assenza di adeguati dispositivi antiribaltamento) e di investimento per fuoriuscita dei veicoli dal loro percorso stabilito (16%). 
Se a quest'ultimi si aggiungono anche quelli avvenuti all'interno di un percorso adibito al
passaggio dei mezzi (distinzione prevista dal modello di analisi infortunistica ) ,complessivamente gli investimenti costituiscono la terza modalità specifica degli infortuni mortali.
I fattori procedurali di vario tipo(complessivamente 51%) sono quelli più coinvolti negli infortuni.
Tra i fattori di rischio di tipo tecnico, ovvero 'Utensili-Macchine-Impianti' (22%), le tipologie più diffuse sono le attrezzature (impalcature, scale portatili, etc.) ed i mezzi di sollevamento e trasposto (carriponte, gru, carrelli elevatori,mezzi movimento terra, etc.). 
Queste due categorie coprono da sole quasi il 70% del totale degli 'Utensili-Macchine Impianti', ponendo l'attenzione sulle protezioni, spesso risultate mancanti, inadeguate o manomesse.
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