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lunedì 29 giugno 2015

La prevenzione nei luoghi di lavoro

L’Unione europea è un ambiente molto variegato, eppure i Paesi che la compongono hanno diverse cose in comune. Come dimostra il tema della salute e sicurezza sul lavoro, non condividono soltanto i problemi, ma anche buona parte delle soluzioni, talvolta declinate con modalità differenti che possono riflettere le differenze culturali”. Hans-Horst Konkolewsky, segretario generale dell’Associazione internazionale di sicurezza sociale (Issa), ha aperto con questa riflessione il suo intervento al seminario su “La prevenzione nei luoghi di lavoro: un confronto tra esperienze europee”, organizzato dall’Inail a Roma, presso il Parlamentino dell’Istituto di via IV Novembre.

“Siamo a un punto di svolta”. “Le iniziative di prevenzione – ha aggiunto – oggi sono a un punto di svolta e devono affrontare una complessità maggiore, che riflette i profondi cambiamenti del mondo del lavoro e richiede un approccio diverso rispetto al passato. Questo nuovo scenario è influenzato dall’impatto dei processi di globalizzazione, di cui le migrazioni sono la manifestazione più evidente, e dal progressivo invecchiamento della forza lavoro, una novità che i nostri sistemi di sicurezza sociale non possono ignorare”.

“Grandi miglioramenti nella riduzione degli infortuni mortali”. Un altro aspetto particolarmente significativo, per il segretario generale dell’Issa, è l’importanza crescente delle questioni legate alla salute e al benessere dei lavoratori rispetto al tema classico degli infortuni. “Dal punto di vista dell’andamento infortunistico – ha spiegato – nell’ultimo decennio ci sono stati grandi miglioramenti, soprattutto nella riduzione degli infortuni mortali, mentre si registra un trend preoccupante sul fronte delle malattie professionali, come dimostrano i 187mila casi mortali legati a patologie lavoro-correlate che si stima si verifichino ogni anno nei 28 Paesi dell’Ue”.

“Le tecnopatie sono una specie di tsunami”. Per Konkolewsky “si tratta di una specie di tsunami che rischia di travolgerci e dobbiamo capire come affrontarlo”. A questo proposito, il segretario dell’Issa ha citato “alcune soluzioni interessanti” promosse a livello internazionale, a partire dal nuovo quadro strategico europeo 2014-2020, che ha inserito il miglioramento della prevenzione delle malattie professionali, e la necessità di affrontare i rischi nuovi ed emergenti senza trascurare quelli già esistenti, tra le sue tre sfide principali. Un’altra iniziativa significativa è quella varata lo scorso anno al XX Congresso mondiale sulla salute e sicurezza sul lavoro di Francoforte, “con l’accordo sulla ‘Vision Zero’, ovvero l’impegno collettivo per un mondo senza infortuni gravi e malattie professionali fatali”.

“Al G7 in Germania la proposta di un Vision Zero Fund”. Un ulteriore elemento di incoraggiamento, secondo Konkolewsky, è rappresentato dall’approdo della discussione su questi temi, spesso confinati nella nicchia degli esperti, ai più alti livelli decisionali. “Il G20 dello scorso anno in Australia – ha spiegato – si è concluso con una dichiarazione a favore di posti di lavoro più sicuri e salutari, per garantire allo stesso tempo la tutela dei lavoratori e livelli più elevati di produttività e crescita. Al G7 che si è tenuto a inizio giugno in Germania, invece, per la prima volta è stata riconosciuta la necessità di realizzare, nell’ambito del mondo globalizzato, catene produttive sostenibili ed è stata proposta la creazione di un fondo ‘Vision Zero’, per sostenere i Paesi che non hanno le risorse per dotarsi di sistemi di protezione dei lavoratori”.

I contributi di Dguv, Hse e Dwea. L’intervento del segretario generale dell’Issa è stato preceduto da due tavole rotonde che hanno offerto una panoramica attuale dei modelli di prevenzione applicati in Danimarca, Gran Bretagna, Germania e Italia, sia per quanto riguarda gli specifici aspetti dell’analisi dei dati, della ricerca, della formazione, degli incentivi e della vigilanza, sia nella prospettiva particolare dell’assetto normativo e delle forme di cooperazione tra pubblico e privato. Oltre a rappresenti dell’Inail, in questa sede hanno portato il loro contributo rappresentanti di rilievo dell’Ente tedesco di assicurazione infortuni (Dguv), del Comitato esecutivo per la Salute e la sicurezza sul lavoro britannico (Hse) e dell’Agenzia danese per l’ambiente di lavoro (Dwea).

Rotoli: “Dal 2010 incentivi per un miliardo di euro”. In particolare, il direttore centrale Prevenzione dell’Inail, Ester Rotoli, nel corso della prima tavola rotonda – moderata dal presidente dell'Istituto, Massimo De Felice, e alla quale hanno preso parte anche Anders Christensen, consulente scientifico Wea, Karl-Heinz Noetel, consulente senior Dguv, e Kevin Myers, direttore generale Regolamenti Hse – ha ricordato che “dal 2010 l’Istituto ha messo a disposizione un miliardo di euro per finanziare le piccole e medie imprese nella realizzazione di interventi in materia di prevenzione e promuovere la salute e la sicurezza. Abbiamo cominciato nel 2010 con 60 milioni di euro a fondo perduto, per una copertura del 50% dei costi di ogni progetto accolto, per arrivare a oltre 267 milioni di euro stanziati nell’ultimo bando Isi 2014 e una copertura maggiorata al 65%”.

Bando Isi 2014: il 25 giugno l’invio delle domande. Grazie ai bandi Isi le aziende possono intervenire, così, in tutti gli ambiti di prevenzione: dall’ammodernamento e dalla sostituzione di macchinari e attrezzature fino all’adozione – nella totalità dei processi organizzativi – dei sistemi per la gestione della salute e sicurezza. “La partecipazione in questi cinque anni è sempre stata davvero grande – ha ricordato Rotoli – Il prossimo 25 giugno si svolgerà la fase di inoltro delle domande di accesso ai finanziamenti in relazione al bando 2014 e sono già più di 24mila le aziende che hanno prenotato il codice identificativo per potere ottenere gli stanziamenti. Tutto questo conferma la forte volontà del mondo imprenditoriale di investire in sicurezza e la consapevolezza del fatto che agire in tal senso conviene: un ‘messaggio’ che è stato recepito e interiorizzato perché restituire sicurezza al lavoratore significa, tra i tanti vantaggi, anche dotare l’azienda di maggiore competitività sul mercato”.

Il recepimento delle direttive comunitarie tra luci e ombre. Nel corso della seconda tavola rotonda – moderata da Luigi La Peccerella, già avvocato generale Inail, e alla quale sono intervenuti Dorthe Bjerrum Harrow, dirigente Wea, Walter Eichendorf, vice direttore generale Dguv, Kevin Myers, direttore generale Regolamenti Hse, e Francesco Battini, presidente Oiv dell’Inail – è stato espresso un generale timore in relazione al (frequente) mancato recepimento a livello di Stati membri del complesso di norme, regolamenti e standard promosso a livello comunitario. Se, infatti, la normativa interessa ormai la gran parte della materia legata alla salute e alla sicurezza sul lavoro, tuttavia, la mancata applicazione delle direttive rischia che tanto sforzo giuridico rimanga relegato a un livello di mero principio.

La Peccerella: “Essenziale un’adozione omogenea della normativa”. “L’esatto, corretto e tempestivo recepimento incide su due aspetti – ha sottolineato La Peccerella – Il primo è di carattere umano: il diritto a un livello essenziale di salute e sicurezza è uno dei capisaldi fondamentali della cittadinanza europea e dovrebbe essere garantito in maniera omogenea in tutti i Paesi Ue. L’altro aspetto è, invece, la divergenza della normativa in materia di salute e sicurezza da Paese a Paese, che può creare alterazioni del mercato”. Ne è esempio la direttiva Bolkestein, sulla libera circolazione dei servizi, che in una prima stesura prevedeva l’esportabilità della normativa del Paese d’origine su tutti gli aspetti che disciplinavano l’attività dei prestatori di servizi. “Una lunghissima discussione ha portato, tuttavia, al risultato di escludere la normativa in materia di prevenzione dal principio del Paese d’origine – ha affermato La Peccerella – Questo proprio a causa della disomogeneità dei livelli di tutela che, se ‘esportabile’, avrebbe potuto produrre effetti di alterazione del mercato e di dumping in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

fonte inail
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