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mercoledì 1 luglio 2015

Radon negli impianti di distribuzione dell’acqua

Radon negli impianti di distribuzione dell’acqua. Misure a tutela dei lavoratori
Il radon (precedentemente niton) è l'elemento chimico che nella tavola periodica viene rappresentato dal simbolo Rn e numero atomico 86.

Scoperto nel 1898 da Pierre e Marie Curie, è un gas nobile e radioattivo che si forma dal decadimento del radio (con espulsione di un nucleo di elio), generato a sua volta dal decadimento dell'uranio.

Il radon è un gas molto pesante, pericoloso per la salute umana se inalato. L'isotopo più stabile, il 222Rn ha un tempo di dimezzamento di 3,8 giorni e viene usato in radioterapia. Uno dei principali fattori di rischio del radon è legato al fatto che accumulandosi all'interno di abitazioni diventa una delle principali cause di tumore al polmone[2]. Si stima che sia la causa di morte per oltre 20 000 persone nella sola Unione europea ogni anno ed oltre 3 000 in Italia. Polonio e bismuto sono i prodotti, estremamente tossici, del decadimento radioattivo del radon.

La scheda “Radon negli impianti di distribuzione dell’acqua. Misure a tutela dei lavoratori” - destinata ai gestori di impianti di distribuzione dell’acqua e al personale addetto alle pulizie e alla manutenzione di questi impianti – ricorda che per il personale “è pericoloso inalare il radon e i suoi prodotti di decadimento radioattivi”.

Infatti il radon è un gas nobile radioattivo - invisibile, insapore, inodore e solubile in acqua – che, dopo il fumo di tabacco, è considerato “la seconda causa di cancro ai polmoni”.
Proveniente “dal decadimento dell’uranio, presente naturalmente nel suolo”, questo gas decade a sua volta in una serie di prodotti, anch’essi radioattivi, che aderiscono a oggetti, polveri e particelle in sospensione.

Come penetra il radon nell’impianto idrico?
La scheda segnala che il gas radon “penetra nell’impianto di distribuzione soprattutto attraverso l’acqua sorgiva e di falda” e dato che questi impianti sono a tenuta stagna, il gas vi resta imprigionato all’interno.
La conseguenza è che nell’aria dell’impianto di distribuzione possono “formarsi concentrazioni elevate di radon e dei suoi prodotti di decadimento”.

Veniamo brevemente ai pericoli per la salute.

Come già detto “il radon e in particolar modo i suoi prodotti di decadimento sono pericolosi se inalati. Le radiazioni emesse da queste sostanze possono danneggiare i polmoni e provocare un cancro”. E chiaramente “maggiore è la concentrazione nell’aria e la durata dell’esposizione, maggiore è il rischio di un tale danno”.
Riguardo al tema della scheda in alcuni impianti di distribuzione dell’acqua “la concentrazione di radon può raggiungere livelli elevati, a volte basta poco (ad es. un’ora alla settimana) per esporsi al pericolo”.
Inoltre esiste un’ulteriore fonte di pericolo: i filtri degli impianti di ventilazione e dei deumidificatori. Infatti poiché i prodotti di decadimento del radon “si attaccano alle particelle in sospensione, essi vengono aspirati e si depositano sui filtri.  Chi entra in contatto con questi filtri (ad es. per sostituirli) può esporsi a un rischio di contaminazione e assorbimento delle sostanze radioattive”. In particolare per la protezione dai prodotti di decadimento radioattivi presenti nei filtri dei ventilatori e dei deumidificatori, “gli addetti ai lavori devono indossare i guanti di protezione e portare una maschera antipolvere (filtro classe P3) quando maneggiano il filtro”.

In ogni caso per il rischi relativi agli impianti di distribuzione dell’acqua è necessario innanzitutto individuare i pericoli.
E laddove il personale permane più di un’ora alla settimana nell’impianto (acqua sorgiva e di falda), per individuare i pericoli la cosa più semplice è svolgere una misurazione.

Il documento ricorda che la concentrazione di radon è “misurabile con dosimetri passivi o strumenti di misurazione attivi” (l’unità di misura è il Becquerel al metro cubo, Bq/m3):
- i dosimetri per radon “sono rilevatori compatti che vengono collocati direttamente negli impianti o indossati sul corpo. La durata minima per una misurazione è un mese”;

- “con la strumentazione attiva è possibile determinare la concentrazione del gas già dopo un paio di ore. Lo svantaggio è che questi apparecchi non sono facili da maneggiare”.

Veniamo infine alle misure per la tutela della salute del personale.
In presenza di elevate concentrazioni di radon l’azienda può tutelare il personale:
- “eliminando la sorgente di radon, tramite degassazione in un locale separato e a tenuta stagna;

- sigillando ermeticamente gli ambienti con elevata concentrazione di radon;

- ventilando correttamente i locali prima e durante la permanenza del personale al loro interno;

- limitando la permanenza in questi locali”.

Ricordiamo, in conclusione, che il documento, che vi invitiamo a leggere integralmente, è ricco di foto e immagini esplicative delle attrezzature e degli impianti per la riduzione dei rischi.

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