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martedì 25 agosto 2015

fotocopiatrici nei luoghi di lavoro

L’utilizzo di macchine fotocopiatrici nei luoghi di lavoro può costituire una sorgente di rischio per la salute. 

fotocopiatrici nei luoghi di lavoro

fotocopiatrici
Si tratta di apparecchiature in grado di emettere diversi agenti chimici, come l'ozono, composti organici volatili,  polveri di toner, selenio, cadmio, prodotti sia per rilascio dai materiali impiegati per il loro funzionamento (toner, inchiostri, carta) sia in seguito alla particolare tecnologia di stampa utilizzata. In particolare, la produzione di ozono è dovuta al processo di carica e scarica generato dal campo elettrico, prodotto intorno ai fili corona, durante il loro funzionamento. La presenza di ozono in prossimità delle macchine fotocopiatrici viene normalmente avvertita già a basse concentrazioni (0.01-0.02 ppm) a causa del tipico odore pungente. A concentrazioni superiori (0.25 ppm) l’ozono è irritante per occhi e mucose, fino a portare irritazioni delle vie respiratorie, tosse e dispnea a livelli alti.
Inoltre, a causa degli alti tassi di emissione dei composti organici volatili e del contributo significativo al livello totale di VOC presenti nel determinato ambiente, le macchine fotocopiatrici sono ritenute responsabili di molti casi di sintomi associati alle sindromi correlate all’edificio.
Le macchine fotocopiatrici, infine, costituiscono una fonte di particelle inalabili a causa dell’emissione di polvere di toner contenente il nero carbone come pigmento e una resina che consente al nero carbone di aderire sul foglio.
Accorgimenti
  • Preferire apparecchiature a bassa emissione O3 (alcune case produttrici lo indicano nelle specifiche tecniche).
  • Impiegare macchine fotocopiatrici equipaggiate di filtri per l’ozono.
  • Collocare le apparecchiature in ambienti separati e dotati di sistemi di ventilazione muniti di scarico delle emissioni verso l’esterno.
  • Effettuare un’adeguata manutenzione delle apparecchiature.
Fonte: ISPRA
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