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mercoledì 7 ottobre 2015

CAMPI ELETTROMAGNETICI Art. 207

campi magnetici statici e campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili
CAMPI ELETTROMAGNETICI
Art. 207 Definizioni - D. Lgs. 81/08 e s.m.i.

campi elettromagnetici: campi magnetici statici e campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo di frequenza inferiore o pari a 300 GHz.
Le sorgenti di campi elettromagnetici nei luoghi di lavoro si possono dividere in due gruppi:
sorgenti ad alta frequenza;
sorgenti a bassa frequenza.
SORGENTI AD ALTA FREQUENZA
le sorgenti intenzionali
le sorgenti non intenzionali.
Le sorgenti intenzionali sono quelle sorgenti in cui l’emissione di campi elettromagnetici avviene in maniera definita e con una chiara finalità come, per esempio, i dispositivi di trasmissione radio per telecomunicazione.
Le sorgenti non intenzionali sono, invece, tutti quei dispositivi in cui l’emissione di campi elettromagnetici non rappresenta la finalità per la quale sono stati costruiti. Ad esempio: i forni a microonde, progettati per emettere campi elettromagnetici al loro interno e non verso l’esterno e gli apparecchi di riscaldamento ad induzione e a radiofrequenza.
Per le sorgenti intenzionali, di solito, si dispone di tutte le informazioni necessarie a caratterizzarne l’emissione quali la potenza, la polarizzazione, la stabilità in frequenza e il contenuto in armoniche dei segnali emessi.
Una volta note tali grandezze è possibile effettuare le operazioni di misura al fine di controllare l’eventuale superamento dei livelli di riferimento fissati ai fini della tutela della salute delle persone
SORGENTI A BASSA FREQUENZA
I campi elettromagnetici a bassa frequenza ELF, dall’inglese Extremly Low Frequency, sono campi elettrici e magnetici oscillanti a frequenze comprese tra 0 – 300Hz.
Gli apparati elettrici, come la maggior parte dei dispositivi alimentati da energia elettrica e in cui scorre dunque corrente, rappresentano delle fonti di emissione di campi elettromagnetici non ionizzanti, sia volontarie che involontarie, la cui frequenza coincide di solito con quella di rete a 50Hz.
Quando un organismo biologico viene immerso in un campo elettromagnetico si ha una perturbazione dell’equilibrio elettrico a livello molecolare, in quanto tali campi generano correnti e campi elettrici variabili nel tempo che a loro volta inducono una stimolazione diretta delle cellule eccitabili, come quelle dei tessuti nervoso e muscolare.
Quando l’esposizione alle onde elettromagnetiche provoca qualche variazione fisiologica notevole o rilevabile in un sistema biologico.
Effetto sanitario di danno alla salute
Quando l’effetto biologico è tale da non poter essere compensato naturalmente dall’organismo, portando a qualche condizione di danno alla salute, intesa come stato di completo benessere fisico-mentale e socio-comportamentale.
Effetti dannosi per la salute:
a breve termine o immediati, di natura acuta o deterministica, effetto con presenza di soglia di esposizione;
a lungo termine o stocastici, di natura cronica, senza la presenza di soglia (classico esempio è l’insorgenza di tumori).
Per gli effetti con soglia di esposizione la protezione è molto semplice, basta limitare l’esposizione all’agente nocivo ad un valore inferiore a quello di soglia perché l’effetto non si verifichi.
Allo stato attuale si hanno conoscenze certe solo per quanto concerne gli effetti acuti di natura deterministica, per gli effetti cronici sono necessari ulteriori studi.
Effetti acuti e cronici possono essere diversi a seconda della frequenza.
Effetti acuti
- effetto termico, particolarmente accentuato alle alte frequenze a causa dell’acqua presente nei tessuti;
- effetti cardiaci su persone con disturbi cardiaci e pacemaker.
Effetti cronici o di lungo periodo
- effetto sul sistema nervoso (condizione di stress);
- effetti sul comportamento (comportamenti motori insoliti, irrequietezza);
- aumento delle frequenza cardiaca e della pressione ematica;
- elettrosensibilità (alterazioni cutanee, segnalate in particolare per operatori a videoterminale).
Nella valutazione dei rischi il datore di lavoro deve valutare in particolare i seguenti elementi:
- il livello, lo spettro di frequenza, la durata e il tipo dell’esposizione;
- i valori limite di esposizione e i valori di azione;
- tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rischio;
- qualsiasi effetto indiretto quale:
- interferenza con attrezzature e dispositivi medici elettronici (compresi stimolatori cardiaci e altri dispositivi impiantati);
- rischio propulsivo di oggetti ferromagnetici in campi magnetici statici con induzione magnetica superiore a 3 mT;
- innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori);
- incendi ed esplosioni dovuti all’accensione di materiali infiammabili provocata da scintille.
Nella valutazione dei rischi il datore di lavoro deve valutare in particolare i seguenti elementi:
- l’esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici;
- la disponibilità di azioni di risanamento volte a minimizzare i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici;
- per quanto possibile, informazioni adeguate raccolte nel corso della sorveglianza sanitaria, comprese le informazioni reperibili in pubblicazioni scientifiche;
- sorgenti multiple di esposizione;
- esposizione simultanea a campi di frequenze diverse.
Identificazione delle sorgenti di pericolo
Occorre analizzare le varie attività lavorative, il ciclo lavorativo, le fonti di emissione utilizzate ed valutare il livello di esposizione.
- Analizzare la documentazione tecnica delle macchine e degli impianti;
- Progettare ed organizzare la destinazione e le caratteristiche strutturali dell'ambiente;
- Controllare le schede di sicurezza delle macchine erogatrici;
- Misurare le emissioni per il rispetto dei valori limite di esposizione;
- Raccogliere ed analizzare i dati di sorveglianza sanitaria;
- Ricavare informazioni da interviste ai lavoratori e da ispezioni interne e di organi di vigilanza.
Identificazione dei Lavoratori (o di terzi) esposti al rischio
Le classi di lavoratori a rischio sono evidenziabili ovunque siano presenti fonti di emissione elettromagnetica.
Due classi di rischio:
Rischio generico: per tutti i lavoratori che utilizzano qualsiasi elettrodomestico che funziona a corrente elettrica o lavorano d'avanti a videoterminali o in luoghi di lavoro situati in prossimità di antenne radio-base o elettrodotti.
Rischio specifico: per quei lavoratori che utilizzano giornalmente fonti di emissione di campi elettromagnetici e particolarmente:
Fonti di emissione a Radiofrequenze;
Fonti di emissione a basse frequenze.
Valori di azione: il valore di parametri direttamente misurabili a cui si devono intraprendere una o più delle misure di tutela e prevenzione. Il rispetto di questi valori assicura il rispetto dei pertinenti limiti di esposizione.
Al superamento dei valori di azione il datore di lavoro deve intraprendere delle azioni:
sorveglianza sanitaria ;
piano d’azione per ridurre le esposizioni;
mezzi personali di protezione;
misure organizzative.
Il datore di lavoro definisce e attua un programma d’azione che comprende misure tecniche e/o organizzative destinate ad evitare che l’esposizione superi i valori limite, tenendo conto in particolare:
- di altri metodi di lavoro che implicano una minore esposizione ai campi elettromagnetici;
- della scelta di attrezzature che emettano campi elettromagnetici di intensità inferiore, tenuto conto del lavoro da svolgere;
- delle misure tecniche per ridurre l’emissione dei campi elettromagnetici, incluso se necessario l’uso di dispositivi di sicurezza, schermature o di analoghi meccanismi di protezione della salute;
- degli appropriati programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, dei luoghi e delle postazioni di lavoro;
- della progettazione e della struttura dei luoghi e delle postazioni di lavoro;
- della limitazione della durata e dell’intensità dell’esposizione;
- della disponibilità di adeguati dispositivi di protezione individuale.
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